I commenti degli anobiani che hanno letto il libro

Sharmas

Primo libro che leggo di Michele Marziani e devo dire che mi è piaciuto moltissimo, perché è riuscito ad affrontare
con grande delicatezza una storia che parla non solo di guerra e di persecuzioni razziali ma anche di quotidianità, di amicizia, d’amore.
La figura di Nello mi ha colpita molto, un dodicenne che, di giorno in giorno, scopre sulla propria pelle come possa essere diversa la realtà da ciò che ha sempre creduto: il padre che, un po’ per volta, smette di essere un rinnegato per diventare un eroe; la certezza che essere ariano significhi essere il migliore, che si sgretola di minuto in minuto, ad ogni nuovo dramma o notizia appresa dalla radio; gli storioni, da sempre fonte di sopravvivenza per il paese, che spariscono a causa della guerra e dell’inquinamento del fiume; ecc. ecc., mica posso raccontare tutto :)
Posso solo dire che è davvero un bel romanzo, il finale mi ha commossa.

Jon 8

Anche questa volta, come per i suoi precedenti, Michele Marziani ha saputo produrre un romanzo di qualità, dove al suo interno, trovano spazio storia, cultura, relazioni umane, ma soprattutto: “Emozioni”.
Un romanzo di pura invenzione, basato su reali avvenimenti, che sarebbero tranquillamente potuti accadere.
Ambientato in un periodo storico nel quale, il sottofondo è la seconda guerra mondiale, ma che in verità abbraccia un periodo più ampio, dove l’inizio nasce ancor prima della guerra, e la fine è situata ai nostri giorni.
In questo splendido spaccato di storia, Michele riesce a trovare un anima per ogni protagonista, le persone non sono solo vuoti figuranti, bensì, Esseri Umani con le loro umane contraddizioni.
I tedeschi non sono solo nemici, ma possono essere anche brave persone, inserite forse, involontariamente in un  flusso di grande portata che, volontariamente o meno, ha inglobato tutti nel proprio perverso ingranaggio, chi da un lato, chi dall’altro.
Passando da alleati a nemici, in un alternarsi di dinamici eventi, come avviene per l’immagine che Nellino nutre per gli ebrei, in un progressivo mutamento di consapevolezza, scoprendo che, quelli che lui da giovane reputava persone indegne, invece sono state le figure che forse più stimava ed ammirava.
Il filo conduttore di questo romanzo è Nellino, che dalla fanciullezza percorre l’adolescenza.
Mentre dai suoi occhi, la narrazione cambia prospettiva con il crescere e prendere coscienza che non sempre quello in cui si crede può essere la verità, o la posizione più giusta.
Una visione più ampia e cambiare prospettiva, a volte permette di mutare opinioni.
E’ questo che accade, in un susseguirsi di circostanze e, nello scandire del tempo, che determina il continuo riproporsi del tutto, senza evidenti modifiche, dove ogni cosa scorre: tranquilla… come il grande fiume Po.
Sempre uguale, sempre ciclico, nonostante la sua acqua non sia mai la stessa.
Alternandosi a periodi di repentine e dinamiche situazioni che, drasticamente, sconvolgono un sistema rituale, affidandolo al caos più totale, che modifica radicalmente quel mondo che non tornerà mai più alla sua origine.
Il grande fiume, che fluisce segnando un epoca e le sue genti, osservando distaccato nel suo corso i destini di intere generazioni, apparentemente immutato, ma, nel profondo, segnato anch’egli da cambiamenti, che lo portano,  nonostante l’apparenza, a modificare la propria anima, sostanza e valenza.
Nellino dunque, lentamente avanza nella sua crescita, scoprendo sempre qualcosa che muta le prospettive e  convinzioni.
Ogni evento, persona, situazione, che può sembrare a se stante, trova una correlazione ed un legame, come per i pescatori di Astrakan, luogo sconosciuto e lontano per gli abitanti del Po, che scoprono, infondo, non esistere grandi diversità fra loro e quel lontano mondo, dove anche i sogni di quelle genti si rivelano essere uguali ai propri.
La valutazione che possiede Nellino di suo padre, gli impensabili legami con i principali personaggi del racconto, l’amore, con le sue controverse emozioni e, non di meno, il dialogo interiore con se stesso di Nellino, fanno incontrare contraddizioni e umani sentimenti, in un introspezione davvero struggente, che trova il suo apice nella vecchiaia e il ritorno al vecchio paese natio, dopo una vita vissuta volutamente lontana da quei luoghi.
Un percorso davvero suggestivo, che attraversa su vari piani un tempo, insinuando in ognuno di noi spunti di riflessione, evocando emozioni e sentimenti pienamente condivisibili e comprensibili, in un racconto davvero prezioso e imperdibile.
Giovanni Molon

Sandra

Il protagonista di questo libro è il Po, fiume con il quale l’autore ha un forte legame.
Legame di vita per i personaggi che animano il romanzo, che nascono e crescono lungo le sue rive, che si sfamano grazie ai suoi pesci, che si arricchiscono grazie agli storioni del Po dai quali estraggono il pregiato caviale. Che giocano e corrono lungo le sue rive, prima che scoppi la guerra, che vedono combattere lungo le sue sponde prima i tedeschi, i fascisti, poi i militari della Repubblica di Salò, i partigiani della Resistenza, infine gli americani che vengono a liberare l’Italia.
Che muoiono lungo le sue acque.
Acque che nel loro scorrere vedono passare la vita di un paese alla deriva, distrutto da una guerra incomprensibile agli occhi del protagonista, Nello Scaramagli, un bambino che si trova a vivere l’esperienza più terribile del mondo guardandola con gli occhi dell’innocenza e a formulare un pensiero tragicamente comprensibile “la guerra è ormai così quotidiana che sembra ci si viva insieme da sempre”.
Un piccolo, grande libro, ben scritto.

Paolo Ciampi

Sarà perché se c’è una cosa che mi emoziona, che mi restituisce il senso della verità, non è la storia con la esse maiuscola, ma la vita degli uomini che con quella storia si incrociano, anche se il più delle volte si limitano a subirla. Sarà perchè raccontare tutto questo è una dote rara, che sorge dall’umiltà, dall’attenzione, direi anche da una certa dolcezza: e quando la incontri, questa dote, è facile rinnovare il senso di sorpresa e giusto provare qualcosa di simile alla gratitudine.

Dico tutto questo perché questo è quanto ho “sentito” leggendo l’ultimo libro di Michele Marziani, La signora del caviale (Cult Book). E aggiungo che questa non è stata una “scoperta” causale, ma una lettura voluta, ricercata, dopo che di Michele avevo letto il precedente Umberto Dei. Biografia non autorizzata di una bicicletta, un libro che fin dal titolo rivelava quelle che, a mio parere, sono alcune delle sue più belle caratteristiche: una voce che per essere originale non ha bisogno di forzature o esibizionismi stilistici, che sa raccontare cose sode, che sanno di terra, di lavori manuali, di gente comune, ma anche di sguardi che si proiettano oltre, magari sfruttando il volo dei sogni.

Anche questa è una storia particolare, per l’ambientazione, prima di tutto: il Po della gente che del Po viveva,ancora negli anni del fascismo, un Po che non è più quello di Riccardo Bacchelli e che pure oggi ci pare più distante di una qualsiasi meta esotica.

A queste vite lungo il fiume Marziani sa davvero attribuire le giuste parole, fuori da ogni bozzettismo, da ogni tentazione folclorista. Non cercando una storia fuori dalla storia, ma addirittura accompagnando la sua narrazione verso uno degli snodi più drammatici del nostro Novecento, quello delle persecuzioni razziali e poi della guerra di Liberazione.

E’ stata una bella impresa, lo so, e una sfida coraggiosa. Leggendo queste pagine mi è venuto in mente che quando con Beatrice ho provato a restituire la voce ai poeti contadini dell’Appennino ho comunque avuto la possibilità di raccontare un mondo fuori dalla storia. Più facile, senz’altro.

Ma questa è una divagazione, e in realtà con le poche righe che mi avanzano non voglio fare altro che esprimere il piacere provato per un romanzo che ha saputo farsi racconto leggero anche nel dramma, di quella leggerezza che ha la vita quando è alimentata dalla poesia o dai sogni di chi guarda l’età adulta.

Dimenticavo, mi resta la curiosità per gli storioni che un tempo, evidentemente, erano una ricchezza del Po. Credevo che si trovassero solo sul Volga o sul Mar Caspio. Ma anche questo è un altro discorso, rimedierò con wikipedia.

Emy

Michele i tuoi racconti mi fanno rivivere i racconti dei miei genitori e dei miei nonni anche qua tra le montagne c’erano personaggi tipo il Turco e la signora del caviale, ma al posto del caviale qua c’erano i lamponi ed il mirtillo, che in tempo di guerra hanno aiutato a sfamare le famiglie i racconti di guerra erano gli stessi tutti contro tutti ed in mezzo c’era la povera gente in particolare donne e bambini!!
Insomma Michele tu hai un modo di raccontare che non delude mai,e piano piano riuscirò a portare tutti i tuoi libri nella mia libreria ;-) )grazie!!

Micirrinka

I libri di Michele Marzioni sono delle bolle temporali, in cui è piacevolissimo entrare e da cui dispiace uscire

 Piperitapitta

Tra la Via Emilia e il west, proprio in mezzo c’è il Po.
Solo che sulle rive non ci sono né pellerossa né cowboy e nemmeno bufali, nelle praterie intorno, da cacciare.
Dentro al Po ci sono gli storioni (ma va là, e chi lo sapeva!) e intorno al Po strane case (galleggianti o in riva al fiume?) che si chiamano golene.
Poi ci sono i tedeschi (ah, dimenticavo di dirlo: perché siamo in guerra, la seconda mondiale per l’esattezza) e i fascisti e i partigiani e gli abitanti di un piccolo paese alle porte di Ferrara.
Poi ci sono Nello e Nicola, la loro amicizia e l’amore di entrambi per Bechi, lo Zio capostazione, mamma e il Turco.
Ah, naturalmente c’è anche la Signora del caviale, ma se volete sapere chi è il libro dovrete leggervelo da soli e tuffarvi nel passato (e anche nel Po!).

Iaiuni

L’ho conosciuto, Michele, finalmente.
Ero a metà della lettura della Signora del caviale (a proposito: a me il titolo “Né dio né storioni” sarebbe piaciuto moltissimo…) ma – come ho avuto modo di dirgli – procedevo lentamente, molto lentamente. In effetti i suoi primi due libri li avevo divorati, ma me ne ero poi subito pentita… perché quelli di Marziani sono libri che vanno assaporati, goduti parola per parola, pensati mentre li stai leggendo.
Così ho fatto con questo libro, che ad ogni pagina mi ha regalato un’emozione nuova, una scoperta inaspettata.
La gioia di leggere, di imparare cose nuove: perché se è vero che il fascismo, la seconda guerra mondiale, la resistenza, la liberazione sono presenti in qualche modo nella storia privata di tutte le nostre famiglie, è anche vero che questa storia di golena è stata per me una nuova avventura in cui mi sono immersa con la testa e con il cuore.
Così come testa e cuore mi dicono – con dolore infinito – quanto attuale sia, questa storia (ora il libro non l’ho qui – la mia mamma ottantasettenne me l’ha già rubato – ma com’è che dice lo zio capostazione… “dovevamo capirlo, quel Mussolini lì, l’abbiamo sottovalutato, preso sottogamba”), quanto sia stato facile allora, così come è facile ora, cadere nella trappola in cui è caduto Nello, che si vergogna del papà rinnegato (ora si dice comunista, però), dell’amico ebreo (albanese? rom? nero?), di tutto ciò che è fuori da quell’ “ordine costituito” che qualcuno ha deciso per te.
Bellissimo, profondo e bellissimo.
Non mi resta che aspettare il prossimo. :)

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